Da dove nascono i nostri problemi? Ci sono stati eventi che ci hanno segnati e predisposti alle fragilità dell'anima, o siamo nati con una sensibilità troppo spiccata per questo mondo? Parliamone insieme.

M.L. Da bambino sono cresciuto con i nonni perché mia mamma era sola e non poteva tenermi. Più avanti ho avuto delle difficoltà che mi hanno portato ad incontrare i servizi della psichiatria. Questo però non mi ha impedito di difendermi quando ce n’è stato bisogno. Uno psichiatra aveva l’abitudine di chiedere soldi ai pazienti approfittando della loro ingenuità e debolezza, ma io gli ho detto chiaramente di no e di me non si è potuto approfittare.

J.R. Io arrivo dall’Argentina e li la situazione medica non era molto sviluppata. Solo in Italia mi hanno aiutato a capire i miei problemi, ma intanto avevo sviluppato un carattere “maledetto” o per meglio dire chiuso e aggressivo. Da piccolo infatti sono stato bullizzato e ho imparato a reagire usando la violenza. Oggi che mi trovo in un contesto che mi riconosce nelle mie fragilità non ho più bisogno di essere così aggressivo, ma ho potuto sviluppare la mia sensibilità e la parte più dolce del mio carattere.

M.G. Ero il più bel ragazzo della Valle, al lavoro non ho mai avuto problemi, al militare mi sono divertito, sono finito in psichiatria per errore, dovevo già essere fuori, ma devo dire che al centro diurno di Verres mi trovo bene e faccio un sacco di attività che mi piacciono.

A.R. Fin dall’infanzia sono stato vittima di bullismo, i prepotenti se la prendevano sempre con me, in particolare quando ero in collegio mentre frequentavo la scuola alberghiera. Non mi rivolgevo ai miei genitori perché temevo che non mi avrebbero aiutato visto che anche a casa sono stato a volte maltrattato. Quando finalmente ho terminato la scuola è tutto venuto a galla, i miei genitori erano molto dispiaciuti, ma oggi, qui al diurno, non ho più paura, anche se i ricordi delle passate violenze sono ancora presenti.

I.B. Quando ero ragazzo ero un leader positivo: la mia presenza tra i coetanei portava equilibrio e buon umore. Ero bravo a giocare a calcio e a disegnare e tutti mi rispettavano per questo. Crescendo ho cominciato a bere, forse per superare la mia timidezza, ma ben presto mi sono accorto che bevevo troppo. Così ho incontrato i servizi psichiatrici che dopo un periodo in comunità mi hanno consigliato il centro diurno. Oggi vivo in autonomia e sono contento di essere astemio e sono tornato a essere un riferimento nel disegno e nel calcio.

M.F. Da ragazzo ero un buono, ma sono cresciuto in un quartiere difficile dove dovevi difenderti se non volevi essere schiacciato. Questo mi ha portato a sviluppare un carattere aggressivo che mi ha dato problemi anche sul lavoro. Oggi che frequento il centro diurno ho imparato a riscoprire anche la mia parte più delicata, dato che qui non c’è più bisogno di difendersi. Al diurno infatti posso chiedere aiuto e posso contare su persone gentili che mi vogliono bene.

G.Z. Da ragazzo ho perso un caro amico e questo episodio mi ha segnato. Ho cominciato a sentire le voci e sono stato ricoverato la prima volta. Sono riuscito a risollevarmi, ma nonostante un percorso di studi molto appagante e un lavoro come giornalista che ho amato molto, anche sul lavoro ho subito del mobbing. La mia situazione familiare era difficile e forse questa fragilità mi esponeva alle angherie delle persone più ignoranti. A distanza di molti anni ho avuto un nuovo ricovero, forse legato anche alla morte di mio padre, una persona negativa che ha segnato la storia della mia famiglia. Oggi sto meglio e avendo appena incominciato la mia avventura in centro diurno spero di ritrovare la mia tranquillità.

E. G. Da bambina ho avuto delle brutte esperienze: venivo presa in giro dai miei compagni per il mio aspetto fisico e questo mi faceva soffrire, inoltre l’insegnante di sostegno invece di difendermi mi ha chiuso nello sgabuzzino delle scope. Più avanti purtroppo ho perso mia mamma e questo è stato un brutto colpo. Tutte queste situazioni mi hanno portata a perdere il mio equilibrio, sono diventata violenta al punto che in comunità ho preso a schiaffi una persona disabile e per questo motivo mi hanno mandata via. Oggi al centro diurno mi trovo meglio e con l’aiuto degli operatori ho imparato a gestire le mie emozioni e i miei scatti di rabbia.

D.N. Da bambino ho subito un’operazione molto importante che mi ha costretto a stare in ospedale lontano dalla mia famiglia. Inoltre anche una volta tornato a casa i miei genitori erano sempre impegnati con il lavoro ed io sono stato affidato ai nonni fino a quando ho compiuto più o meno 18 anni. Questa situazione mi ha segnato. Nonostante sia riuscito a sposarmi e ad avere una figlia, ho avuto dei problemi sul lavoro: a volte mi venivano degli attacchi di panico e non riuscivo a stare in mezzo alla gente. Oggi ho cominciato a frequentare il centro diurno con l’obiettivo di ritrovare fiducia in me stesso e negli altri.

Anima fragile