Per l’articolo di oggi abbiamo deciso di parlare di malattia mentale. Se frequentiamo il centro diurno sicuramente abbiamo una sofferenza, ma non siamo così esperti e pur facendo visite e colloqui con lo psichiatra non sempre capiamo fino in fondo la natura dei nostri problemi. Che differenza c’è tra psicosi e nevrosi? Che sintomi ha la schizofrenia? E che conseguenze porta la depressione? Cos'è l’alleanza terapeutica? Quanto soffrono le nostre famiglie? Grazie alla condivisione tra noi e alla lettura del libro “I due cuori della mente malata” di Lovati e Calvarese abbiamo cercato di chiarirci le idee.

M. A. I miei problemi mentali sono cominciati con il parto, ho avuto una depressione che poi si è evoluta in schizofrenia delirante. Quando stavo male sentivo voci e rumori nella testa, parlavo da sola rispondendo a quelle voci, avevo delle paure legate ai miei deliri. Sono stata ricoverata e in quella situazione ho iniziato a prendere delle medicine che mi hanno aiutata a ritrovare un mio equilibrio. Ogni tanto a causa di preoccupazioni o stress ricado nella depressione e tento atti autolesionistici. Non è facile per me né per la mia famiglia, ma dopo brevi ricoveri torno a casa che sto meglio.

S. P. Quando avevo circa 22 anni ho cominciato ad avere i primi segnali di malattia mentale: non riuscivo più a dormire, non mangiavo più e soprattutto avevo un'angoscia molto forte e apparentemente immotivata. Sono stata ricoverata in una clinica psichiatrica fuori Valle dove mi hanno fatto la prima diagnosi: psiconevrosi e neuro distonia. Oltre a prendere le terapie consigliate per stare meglio ho fatto anche un lungo percorso di analisi. Ogni tanto ricadevo in qualche crisi e venivo ricoverata in psichiatria, mentre in casa il clima era difficile perché i miei familiari non capivano la mia malattia e quando stavo in paese a casa mia soffrivo ancora di più. Oggi che vivo in casa assistita sto meglio e ho ritrovato un nuovo equilibrio.

M. M. Quando avevo 25 anni ho fatto un incidente in moto a causa del quale sono rimasto in coma per una settimana. Quell’evento è stato probabilmente la causa scatenante dei miei problemi mentali. Da quel momento ho cominciato a soffrire e a bere alcool per alleviare le sofferenze e così ho fatto altri incidenti. Non ho mai avuto un buon rapporto con gli psichiatri che spesso cambiavano diagnosi e terapia senza darmi l’impressione di capire davvero quale fosse il mio problema. Prendere i farmaci senza sentire davvero un sollievo è una situazione difficile che non ho mai accettato. L'unico sollievo lo provo con i tranquillanti che mi fanno dormire, a patto di prenderne tanti.

D. N. Quando avevo circa vent’anni si sono manifestati i primi sintomi di quella malattia che poi ho scoperto essere la depressione. Mi sentivo a terra sia come umore che come energie. Dal medico di base sono stato inviato prima dallo psicologo e poi dallo psichiatra. Ho cominciato un percorso di colloqui e allo stesso tempo ho cominciato a prendere una terapia. Ho ritrovato un equilibrio anche se a volte in periodo di stress ricado nella depressione e ho bisogno di sostegno maggiore. Da qualche tempo ho iniziato a frequentare il centro diurno per cercare di alleviare i sintomi della depressione grazie al contatto con altre persone come me e grazie all’aiuto degli educatori.

M. F. Fin da piccolo ho avuto strani attacchi, come dei crampi allo stomaco molto forti. Mia mamma mi ha portato da tanti medici, persino dallo psichiatra, persino in Francia, ma non hanno mai trovato niente, se non generici problemi neurologici per i quali mi hanno prescritto un antiepilettico. In realtà ripensandoci oggi forse quelli erano attacchi di panico dovuti all’ansia che provavo ogni volta che i miei genitori litigavano. Fortunatamente i miei genitori si sono separati e io crescendo sono stato molto vicino a mia madre, anche se ho sviluppato un carattere molto impulsivo e rabbioso. In effetti ho avuto un’altra grave crisi quando è morta mia madre, è stato un periodo molto difficile che sto affrontando anche grazie alla frequenza del centro diurno.

M. L. Ho perso i genitori che ero molto giovane e questo sicuramente mi ha reso psicologicamente molto fragile. Poi da adulto ho avuto un attacco di rabbia folle al punto che ho scaraventato un tavolo dal balcone e a quel punto lo psichiatra che già mi seguiva mi ha fatto ricoverare. Da allora sono sempre stato seguito dalla psichiatria, devo prendere una terapia anche se a volte non la prendo e perdo il controllo di me stesso, specie quando vado al mare a Loano. Per me la mia libertà è molto importante, ma è anche difficile gestirmi: grazie alla frequenza del centro diurno e all’aiuto di mia cugina che svolge per me anche la funzione di tutore legale sono ancora in grado di vivere in autonomia.

D. P. Io soffro di depressione, a volte preferisco stare a casa invece di uscire e passo il tempo guardando la tele o internet sul cellulare. A livello personale devo dire che ho avuto un padre assente con cui non c’era alcun tipo di dialogo, mentre la mamma era troppo dura e svalutante. Questo retaggio familiare mi ha portato ad avere dubbi sulla mia personalità, difficoltà relazionali e infine alla depressione. Inizialmente mi sono rivolto ad uno psicologo, poi sono finito in psichiatria a seguito di un lungo periodo di ritiro sociale. Ho cominciato a prendere una terapia che mi ha aiutato, nonostante i problemi familiari del passato. Quando mia madre è morta ho capito molte cose e con la frequenza del centro diurno e con il supporto degli amici cerco di non cadere più nelle fasi depressive più gravi.

I. B. Quando avevo circa 24 anni lavoravo come rappresentante di prodotti alimentari. In quel periodo mi succedeva di allungare il giro e di perdermi nei bar a bere qualche birra di troppo al punto che a volte il responsabile mi chiamava per capire dove fossi finito visto che facevo ritardo. In seguito, ho capito che quelle erano le prime avvisaglie dei problemi che poi grazie allo psichiatra e all’aiuto degli educatori ho imparato a gestire, ma il percorso è stato molto lungo.

A. R. I miei problemi sono cominciati molto presto: durante il parto ho rischiato di rimanere strozzato a causa del cordone ombelicale che si era attorcigliato intorno al collo, sono sopravvissuto, ma ho riportato alcuni danni cerebrali. Da giovane poi ho avuto i primi segni di malattia mentale: sentivo delle voci e vedevo cose strane. Mi hanno poi spiegato che erano segni della schizofrenia. Purtroppo, questa malattia non è stata subito riconosciuta ed io ho sofferto molto perché a scuola mi bullizzavano ed io non riuscivo a chiedere aiuto a nessuno. Questa situazione ha peggiorato i sintomi della mia malattia accrescendo ansia e senso di persecuzione. Ora mi sento sostenuto sia dalla famiglia che dagli operatori del centro diurno anche se a volte ho ancora delle difficoltà.

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