Ci capita mai di perdere la pazienza?

Sicuramente tutti abbiamo vissuto momenti difficili, ma come reagiamo? Lasciamo perdere o ci arrabbiamo scatenando rabbia e violenza?

Ecco alcuni esempi.

Diego: quando andavo alle medie un compagno mi perseguitava prendendomi in giro. Mi insultava tirando in mezzo i miei genitori. Dopo qualche tempo non ci ho visto più, l’ho aspettato fuori dalla scuola, l’ho preso per il bavero e gli ho mollato due schiaffoni. Da quel giorno ha smesso di tormentarmi, non siamo diventati proprio amici, ma sicuramente abbiamo cominciato a rispettarci di più.

Sergia: un tempo vivevo in casa assistita con una signora che un po’ alla volta ha cominciato a peggiorare. Il suo comportamento si faceva sempre più bizzarro. Mi insultava, si rifiutava di collaborare nelle pulizie e nella preparazione dei pasti e dormiva persino in sala sulla poltrona di mia proprietà. Fino a quel punto non ero troppo arrabbiata, ma ad un certo punto è venuto fuori che mi sottraeva anche dei soldi che io tenevo in camera in una cassetta di sicurezza nascosta nel comò. Non ci ho visto più, ma sono riuscita a contenermi e invece di prendermela direttamente con lei sono andata a parlarne con gli operatori di riferimento. È stato meglio così perché loro hanno verificato quello che accadeva e hanno preso delle contromisure, altrimenti io avrei reagito male, avevo sopportato abbastanza! Oggi vivo con un'altra signora molto tranquilla e in casa è tornata la pace.

Maurizio: nel 2021 sono stato ricoverato per una grave embolia polmonare. Uscito dall’ospedale ho fatto riabilitazione in una clinica e una volta tornato a casa mi sono trovato nella condizione di aver bisogno di assistenza durante la notte perché dovevo dormire con la macchina dell’ossigeno accesa. L’equipe dei servizi sociali mi ha messo in contatto con un ragazzo che si sarebbe preso cura di me. All’inizio sembrava tranquillo, ma ben presto sono emersi dei problemi: fumava in casa in continuazione, beveva alcool mentre era con me, si approfittava di me, voleva addirittura prendere la residenza in casa mia. Io non ho un carattere facile e molto velocemente abbiamo cominciato a discutere, a litigare e poi siamo passati alle mani. Una sera mi ha lanciato un ferro da stiro che io sono riuscito a schivare lanciandomi a terra. Appena dopo mi sono rialzato e l’ho preso per il collo sbattendolo contro l’armadio. I vicini preoccupati per i rumori hanno chiamato la polizia: gli agenti appena arrivati hanno verificato la situazione e hanno mandato via quell’uomo. Per fortuna da allora ho cambiato badante perché altrimenti sarebbe finita male, per me o per lui!

Mauro: lavoravo in un cantiere. Ad un collega è scappata una pietra giù da una scarpata che è finita contro una casa provocando seri danni. Per fortuna conoscevo la proprietaria e ho fatto da paciere tra lei e il collega. Io ho un carattere tranquillo e non mi capitata quasi mai di litigare, ma anzi, come in questo caso, se c’è un litigio io cerco di mettere pace.

Javier: un giorno ero a casa mia e parlavo con degli amici del più e del meno. Era presente anche mia sorella che senza rendersi conto cominciò a parlare male di una persona che non era presente e a cui io ero legato da una bella amicizia. L’ho avvisata più volte, ma visto che lei continuava, ad un certo punto le ho lanciato dietro un vasetto di smalto che ha rotto tre vetri: per fortuna non l’ho colpita perché sennò le avrei fatto molto male. Ho un carattere difficile specie se si tratta di gestione della rabbia. A volte tiro pugni al muro pur di calmarmi. Fortunatamente da quando ho cominciato il mio percorso sto migliorando, ma devo ancora fare qualche passo sulla strada della pazienza!

Elisa: io perdo spesso la pazienza, specie se chi mi sta vicino non capisce le mie esigenze. Per fare un esempio: stavo parlando a mio padre del fatto che voglio fare l'amore con il mio fidanzato e che un giorno mi piacerebbe anche diventare mamma. Papà mi ha mandata letteralmente a quel paese. Io ci sono rimasta molto male, prima mi sono chiusa, poi ho cominciato a piangere e poi a urlare, tanto che mi sentivano fino al piano di sopra. Meno male che ero al centro diurno, dove gli operatori mi conoscono e mi aiutano a calmarmi. Ora sto meglio e capisco che papà non è cattivo, fa solo fatica ad immaginare che la sua bambina sta diventando una donna.

Perdere la pazienza!